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Ah! Il latino! | Faber Blog – La cultura raccontata da chi la fa
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Ah! Il latino!
di Carlo Penco – giovedì 26 gennaio 2012 - 18:47 
Il tecnico della calderina è arrivato con le sue borse e i suoi attrezzi, compreso l’analizzatore di combustione per l’analisi dei fumi (non puoi fare l’analisi dei fumi “a occhio”). A vederlo lavorare mi è venuta in mente la conclusione della Base logica della Metafisica di Michael Dummett, riportata anche su IlSole24ore del 17/11/1996, ripresa anche in un recente ricordo di Dummett sul IlSole24ore dell’8/1/2012. La riporto ancora una volta:

“La filosofia è dopo tutto un’arte, come saper riparare le tubature.Molti anni fa un idraulico, venuto a casa nostra per fare una riparazione urgente che mia moglie aveva invano cercato di fare da sola, mi disse: «Ma non vorrà mica farla a mani nude, come la sua gentile signora qui presente?». La filosofia mi interesserebbe assai meno se non ritenessi che alle grandi questioni metafisiche si possano infine trovare risposte capaci di riscuotere un consenso generale; non avrei però scritto La Base logica della metafisica se non fossi anche convinto che è meglio non cimentarvisi a mani nude.”

VISIONE: Questa è una visione “classica”; risale almeno ad Aristotele per cui non si può fare metafisica se non si è studiato prima logica, ed è coerente con tutta la filosofia del medioevo, con la differenza che la logica medievale era più o meno quella di Aristotele, mentre la logica di oggi è quella di Frege e successori.

ESAMI E CHIACCHIERE: A Genova un esame di logica è obbligatorio al primo anno del triennio di filosofia. Questa scelta mi è piaciuta molto anche se non condivisa da tutte le Università italiane. In effetti la filosofia è ritenuta, in molti contesti, un mestiere che consiste in “affabulare”: esprimere intuizioni un po’ vaghe sul senso della vita, persuadere l’uditorio a ragionare sulla profondità dell’essere, che per lo più dovrebbe coincidere con la profondità del professore che ne parla.

PROFONDITA’: La “profondità”? La profondità richiama la capacità di scandagliare il fondo del mare, con certi strumenti per poterci arrivare. Normalmente una persona “profonda” è quella che sa capire un numero sempre maggiore di conseguenze di quanto viene detto e che sfugge a prima vista. Quindi la profondità corrisponde alla capacità di fare inferenze corrette, in conclusione la profondità ha uno strettissimo legame con la padronanza delle capacità logiche.

ANOMALIA ITALIANA? Qui Umberto Eco, con la sua enorme influenza, forse ha fatto un danno alla filosofia (pur non facendo danno a se stesso, avendola studiata a suo tempo, quantomeno con i suoi studi su Tommaso d’Aquino): per Eco la logica non è che uno dei tanti sistemi semiotici.
Forse ha ragione. Ma così si sono moltiplicati gli insegnamenti di tutti i tipi di semiotica nell’Università italiana. E’ un’anomalia italiana, che – ammettiamolo – ha del genio. E poi è più divertente studiare la semiotica della cucina orientale che non il calcolo dei predicati del primo ordine. Però la definizione “standard” di semiotica è sintassi + semantica + pragmatica, il che la rende appunto uno studio dei principali aspetti della logica (inclusa la logica del linguaggio naturale, ove la pragmatica ha grande rilievo). Ma cosa dobbiamo pensare? Che la logica è la semiotica del linguaggio accanto alle altre semiotiche della moda, del testo, della cucina, della città, della pubblicità, ecc.?

LOGICA E SEMIOTICA Kant (Fondazione della metafisica dei costumi) ricorda che l’antica filosofia greca era divisa in tre scienze: fisica, etica e logica. Locke (Saggio sull’intelletto umano) riprende la tradizione parlando di fisica, etica e semiotica. Ma la la semiotica è un altro nome per parlare di logica (e così è stato ripreso da Boole e Peirce, che ha allargato il discorso, rimanendo peraltro un grande logico). E’ il livello di astrazione che fa la differenza. Capisco che studiare il sistema semiotico della moda ha un certo valore in Italia, la cui immagine nel mondo è affidata, oltre alla storia dell’arte, ai nomi dell’alta moda: Armani, Cavallo, Fendi, Gucci, Prada, Tod’s, Versace e più di 100.000 aziende italiane (o comprate dai cinesi).

Ma prova a far studiare al primo anno di filosofia il sistema semiotico della moda e prova a farlo applicare all’analisi di un testo filosofico. Probabilmente si otterrà l’analisi dei vestiti eleganti di Kant, e della loro differenza dal vestire un po’ provinciale di Heidegger (andare su Google-immagini per credere), ma non ne caverai molto di più.

O chissà, forse dall’analisi del sistema di moda dei vestiti di Kant si potrà ricavare una deduzione trascendentale. E’ improbabile, ma non impossibile: non poniamo limiti all’inventiva.

AH! IL LATINO! Forse, prima ancora di pensare alle semiotiche, si dovrebbe fornire a chi studia filosofia (e non solo a loro) qualche strumento elementare di analisi logica del linguaggio, come la forniva l’insegnamento del latino. Ah! Il latino, sì che era davvero formativo!

Calma.

Perché era formativo?

Perché appunto faceva studiare analisi logica.

E allora perché non fare appunto studiare analisi logica con gli strumenti di oggi, così come i tecnici delle caldaie non si limitano a usare cacciaviti e chiavi inglesi, ma sanno usare analizzatori di combustione e altri strumenti senza i quali non potrebbero fare il loro lavoro?

“I trascendentali traditi”: L’ultimo libro di Claudio Sottocornola, il maestro del cuore « magmazone magazine di cultura, arte, cinema, musica, storie e tradizioni
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Era ora che Claudio Sottocornola giungesse anche a Benevento e chi è stato presente all’incontro tenuto nella saletta della libreria Luidig il venti gennaio, credo che abbia avuto la sensazione di tornare indietro con gli anni quando le ore di filosofia divenivano momenti di verità e ci facevano rientrare in noi stessi. Ci piaceva essere liberi nel leggere, liberi nell’essere. Venerdì tutto questo è ritornato alla mente, l’atmosfera incoraggiante e sorridente ha aperto tra il pubblico un varco di speranza, quella che oggi è chiusa nei nostri mondi non comunicanti e Claudio Sottocornola con Donato Zoppo (moderatore della serata) son sembrati due mondi leggeri, lenti, da seguire senza perdere di vista il passo, la parola, il sorriso, la significatività del pensiero. Ordinario di Filosofia e Storia, di Materie Letterarie e di Scienze dell’Educazione, Sottocornola ha basato tutto il suo lavoro filosofico per la ricerca del sapere attraverso l’uso della riserva interiore della creatività (musica, poesia, immagini).

“I trascendentali traditi” è il titolo dell’ultimo suo lavoro, un saggio che lo scrittore dedica a Pasolini e alle verità risiedute nell’uomo. Nove conversazioni che riparano la macchina della Scolastica mettendo in moto i caratteri che appartengono all’essere in tutta la sua estensione, in altre parole quei valori oggi trascurati dalla cultura agguerrita, consumistica e dunque insofferente dell’Occidente. Sottocornola rivuole dal Dio – mercato l’ossigeno, la testimonianza dell’essere in tutta la sua universalità, l’esplorazione dei valori che riscaldano la realtà quotidiana: la bellezza: ciò che è gradevole alla conoscenza; il bene: ciò che è gradevole all’appetito; l’unità: la nostra casa sull’universo, fondata sulla roccia; la giustizia: il pilastro del mondo, la prima maniera di amare mettendosi a disposizione; l’umiltà: essere in sé per l’altro; la relazione: diventare casa di tutto ciò che sta intorno, dentro e fuori di noi; la contingenza: l’essere- altro da sé. Il divenire come forma trascendentale in cui l’essere per antonomasia si comunica con le sue creature. La quiddità: ciò che ogni realtà è legittima figura della speranza e del sogno, è luogo del “qui ed ora”. Per tutto questo definisco Sottocornola ”il maestro del cuore”, perché è capace di sbucciarlo per cogliere il nocciolo dell’universale, piantarlo nell’interiorità e attendere che nasca l’evoluzione!

E’ un conoscitore del pop rock dagli anni 50 a oggi e un ricercatore della poesia in veste ermeneutica. Ha pubblicato nel 2004 tre cd “L’appuntamento”, in cui sono raccolti i suoi studi sulla canzone pop, ha realizzato un tour di lezioni-concerto per rendere un omaggio ai grandi della storia della canzone moderna. Nel 2006 ha creato un concerto virtuale, un medley di immagini, poesia e musica immortalato nel DVD “L’Appuntamento/the video”. Il 2007 è stato il ritorno degli anni 80 col DVD multimediale “80’s/Eighties (laudes creaturarum ’81)”, in cui hanno sfilato le mode, le pubblicità, i miti e le opere d’arte di quell’epoca anticipando la pubblicazione dell’antologia poetica. Nel 2008 la dedizione del filosofo è rivolta alla poesia con “Giovinezza…addio”, in cui l’assolutezza della parola “si” denuda di fronte ad un’atmosfera musicale, con una maggiore attenzione alla cultura pop contemporanea completata con il cd “L’appuntamento/collection”, venti canzoni pop, rock e d’autore dal ’94 al 2001. Da quest’opera si è estratto il recital “I migliori anni della nostra vita”, un racconto sulla storia italiana dagli anni ’60 a oggi, impersonata dalla poesia e dalla canzone live.

Il 2009 è adatto a “Nugae, nugellae, lampi”, in cui Sottocornola ha avvicinato maggiormente la vita all’arte attraverso la libertà disordinata dei linguaggi creativi, per costruire montagne di significati e dai quali sono nati “il giardino di mia madre e altri luoghi” e”Il quaderno di liceo”. “The gift” è stato il regalo che lo scrittore ha deciso di dare ai suoi studenti come “testamento minimo” di un docente di filosofia. Lì dentro vive l’impegno verso il dialogo e l’intervento su un mondo da salvare. Con “Il pane e i pesci” si è entrati nel fondale spirituale del filosofo e nel pianeta globalizzato con “My status questionis”. Prima di arrivare a “I trascendentali traditi” lo scrittore si è fermato su “Una notte in Italia”, un’altra lezione-concerto come tributo all’identità italiana.

Sottocornola è la prova che l’unione di ogni forma di arte è corteccia di ottimismo, di speranza, di protezione del pensiero umano che se compresa e quindi adoperata, trarrà una giungla inverdita di verità. E ora finisco con un messaggio di Sottocornola che mi ha reso visibile il sangue che circola nel cuore dallo specchio delle sue parole.

«Mi piacerebbe perseguire una missione che mi riguardi e che coinvolga in modo radicale, magari facendomi quasi dimenticare della mia persona per proiettarmi nel servizio dell’altro. Allo stato attuale però, e cioè in relazione a ciò che mi è storicamente possibile, credo che la mia vocazione stia nel portare a compimento le diverse esperienze che ho attraversato, e proporre la mia persona come medium nella lettura del reale, come laboratorio dei possibili, come luogo di una consapevole interpretazione dell’essere che merita di essere testimoniata, comunicata, trasmessa. E nel far questo mi piace usare ogni mezzo che la mia mente e il mio tempo mi mettono a disposizione, sperando di stimolare anche altri, se possibile, ad attuare il loro compito specifico…»

Da “I Trascendentali traditi”

Dopo il libro sui copia e incolla di Galimberti l’autore Francesco Bucci si scaglia contro la pop filosofia - Affaritaliani.it
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DIBATTITO SUL NEOREALISMO FILOSOFICO/
Esplode la discussione: INTERVENTI, SPECIALE

ESCLUSIVO/ Nasce un nuovo genere narrativo: Simone Regazzoni lancia la phil-com

Carola Barbero, la pop filosofia parte da Sex and the city

Addio accademie e circoli, la filosofia è pop e arriva ai videogiochi e alle serie tv

FORUM/ Credi che la ricerca della verità possa raggiungere le masse attraverso nuovi linguaggi e forme di espressione moderne quali reality, telefilm e sit-com? O la cultura resta un fenomeno d’elite?

Non tutti i prodotti del web e della tv sono culturali, ma molti sì. Dobbiamo cominciare a cercare arte e cultura nei nuovi media di formazione. L’intervista a Simone Regazzoni

LOST come la Divina Commedia/ Ecco come cambia la cultura

A che cosa serve la filosofia: ecco perché noi di Affari organizziamo Filosofia sui Navigli. Di A. Perrino

“Nel mio prossimo lavoro rifletterò sullo statuto epistemologico della filosofia, che mostra di essere non già una solida disciplina, ma sempre più un palcoscenico per l’esibizione di giochi di prestigio e acrobazie intellettuali. La pop-sophia? E’ l’estrema deriva del pensiero”. Francesco Bucci è dirigente della pubblica amministrazione e grande appassionato di metafisica, logica ed epistemologia. Nel 2011 ha dato alle stampe un lavoro che ha fatto traballare il patinato mondo degli intellettuali, denunciando l’utilizzo sfrenato del copia e incolla da parte di Umberto Galimberti. Oggi l’autore di Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale (Coniglio Editore) oltre a raccontare i dettagli e la genesi del libro che ha spinto l’Università Cà Foscari di Venezia a “richiamare” il docente, anticipa ad Affaritaliani.it i contenuti del suo prossimo lavoro: parlerà del neo-realismo di Ferraris e attaccherà la pop-filosofia.

Innanzitutto che cosa replica al blogger che l’ha accusata di aver scopiazzato a sua volta i contenuti del libro Umberto Galimberti e la mistificazione intellettuale, Coniglio Editore, 2011, in cui denuncia l’abuso di copia e incolla operato da Umberto Galimberti?
“E’ un’accusa assolutamente falsa: sono in grado di dimostrare la completa originalità del mio libro. Si tratta comunque di una vicenda sconcertante e sgradevole di cui non vale neppure la pena di parlare”.

Veniamo allora al suo lavoro. Come si è imbattuto nelle copiature di Galimberti?
“Sono stato per decenni assiduo lettore di Repubblica, di cui Galimberti è uno dei principali editorialisti. Leggendo i suoi articoli mi sono più volte interrogato sulle insensatezze di ogni genere che vi comparivano e sulla loro frequente ripetitività. Così, ho cominciato a raccoglierli con l’intenzione di scrivere una lettera di protesta al giornale. Ma rileggendoli mi sono accorto di lunghi periodi ripresi spesso pari pari da suoi precedenti articoli. Li riciclava insomma. A quel punto mi sono incuriosito e sono andato a cercare tutti i suoi articoli nell’archivio informatizzato di Repubblica e ho così capito il suo modus operandi: quello del copia e incolla. Non di rado riprendeva addirittura parti di articoli scritti anni prima, quando collaborava con il domenicale del Sole 24ore”.

Quindi che cosa ha fatto?
“Ho scritto a Ezio Mauro che mi fece rispondere in un primo tempo dalla segretaria e poi da Mauri che, imbarazzato, ha rimandato al direttore queste tematiche. Nel frattempo avevo scoperto che il metodo del taglia e cuci Galimberti non lo utilizzava solo sui suoi articoli, ma anche per copiare da altri testi. Mi è venuto quindi il dubbio che copiasse sistematicamente da altri autori anche nella stesura dei suoi libri. Da qui è partita una mia lunga ricerca che è confluita in un articolo ben documentato pubblicato nel luglio 2010 dall’Indice dei libri del mese. La tappa successiva è stata cercare un editore per il mio libro e ho trovato Coniglio”.

Ma dopo questa denuncia come ha reagito il mondo della cultura?
“Molto interesse dal mondo dei media, dai grandi giornali alle radio. Repubblica ha taciuto e Feltrinelli, che è l’editrice di quasi tutti i libri di Galimberti, anche”.

Ha avuto un confronto con Galimberti?
“Mi arrivò una sua mail in cui cercava maldestramente di giustificarsi”.

Come giudica la trasmissione delle info in Rete, pericolosa o democratica?
“Mah. Ho recentemente riflettuto su una cosa: mentre fare ricerca sui siti dei giornali è stato lungo, ma abbastanza semplice, quello sui libri è stato un lavoro complicatissimo. Li ho dovuti leggere tutti e poi confrontarli. Internet rende più facile il copia e incolla, è vero, però rende anche più facile scoprirlo. Consente inoltre la diffusione di prodotti di dubbio valore. Nel caso di Galimberti, tuttavia, gli editor hanno fatto male il proprio mestiere e questo fa pensare che i sistemi tradizionali non garantiscano maggiore qualità”.

Sta preparando un nuovo lavoro?
“Sì, sto ancora raccogliendo le idee. Lavorerò sulle cosiddette svolte nel pensiero dei filosofi, traendo spunto dal ritorno del realismo sulla scena filosofica dopo una lunga stagione di relativismo postmodernista”.

Ma quindi lei è un vero appassionato di filosofia…
“Faccio il dirigente della pubblica amministrazione, ma nel tempo libero leggo molto e quasi esclusivamente testi di filosofia. Il recente surreale dibattito sull’ ermeneutica (esistono anche i fatti o solo le opinioni?) mi ha molto divertito, in particolare fa sorridere Ferraris che nasce come ermeneuta per poi scoprire che (perbacco!) la realtà esiste davvero. Questo suggestivo ripensamento apre a una riflessione sullo statuto epistemologico della filosofia, che mostra di essere non già una solida disciplina, ma sempre più un palcoscenico per l’esibizione di giochi di prestigio e acrobazie intellettuali, in cui pertanto le inversioni di prospettiva, più o meno repentine e radicali, sono all’ordine del giorno. Infatti parlerò anche della sorprendente retromarcia di Volpi su Heidegger, effettuata al termine di una vita interamente spesa a diffonderne il pensiero”.

Immagino quindi sia anche contro la pop-filosofia…
“Assolutamente sì, è l’estrema deriva della filosofia…”

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Tags: francesco bucci filosofia galimberti



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Miss Maria canta per Affari
La musicista salentina Francesca Giaccari, laureata in scienze politiche, esperta di relazioni internazionali e studiosa di chitarra, in arte Miss Maria, è stata protagonista di una seguitissima performance nella redazione di Affaritaliani.it. Ha risposto alle domande del direttore di Affari Angelo Maria Perrino e a quelle dei lettori…
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“E il nostro riscatto inizierà dalla bellezza”- LASTAMPA.it
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ndagine del Censis: arte, paesaggio e moralità. Ecco la
formula vincente che vogliono gli italiani
RAFFAELLO MASCI
ROMA
La bellezza salverà il mondo» è una delle frasi più celebri della letteratura mondiale e Dostoevskij la fa pronunciare al principe Miskin, protagonista de «L’idiota».
Una frase che tocca la sensibilità della parte più acculturata dell’umanità, ma chi ci ha mai creduto? Possibile che una categoria rarefatta come la bellezza possa ottenere ciò che neppure le manovre economiche sono in grado di produrre? Eppure - dice il Censis nella ricerca che verrà presentata oggi, realizzata per la Fondazione Marilena Ferrari - o l’Italia fonda la sua risalita sulla bellezza o si espone a una deriva di impoverimento (anche economico). Sarà dunque proprio la bellezza a salvare il nostro Paese, secondo l’auspicio di Dostoevskij, e gli investimenti sul patrimonio artistico e paesaggistico - secondo 2 italiani su 3 - saranno l’unico credibile volano della ripresa.

Ma per gli italiani la bellezza - dice il Censis - è categoria più etica che estetica. I nostri concittadini sono stanchi della bruttezza espressa in molte realtà emerse dalla recente cronaca: Gomorra corteggiata dal potere politico, la monnezza (non solo di Napoli) come metafora dello stato dell’Italia, l’abusivismo edilizio deturpante giustificato prima e condonato poi, l’illegalità proterva, l’evasione fiscale esibita e difesa. E - soprattutto - «i comportamenti della classe politica» mirati alla tutela di interessi settoriali invece che a quelli collettivi. Questo è l’orrore d’Italia: la disarmonia a cui la bellezza portatrice di un ordine intrinseco dovrebbe far argine. «Il 70% degli italiani è convinto che vivere in un posto bello aiuti a diventare persone migliori, riconosce cioè un legame tra etica ed estetica, e dà valore educativo alla bellezza».

Da che cosa sarebbe minacciata questa dimensione armonica? I dati del Censis tracciano una divisione netta tra palazzo e Paese. La bruttezza ha - sintetizzando - una matrice politica, nel senso che la classe dirigente ha esibito comportamenti disdicevoli (75% degli intervistati), un linguaggio volgare e aggressivo (40%), ha prodotto e tollerato il diffondersi del degrado ambientale e ha perfino esibito un abbigliamento risibile (devono aver fatto colpo gli abbinamenti cromatici dell’ex ministro Calderoli). Il 23,8% pensa che il Paese si sia intristito e il 46% che si sia imbarbarito, e solo il 9,1% ritiene che si sia semplicemente imbruttito.

Sull’altro fronte c’è invece l’Italia delle persone. Il cui senso è: gli italiani hanno passato un difficile momento ma quelli che ho avuto intorno hanno tenuto. Oltre il 50% ritiene che la coesione sociale abbia fatto argine alla deriva che si stava imboccando. Va da sé che ora è da lì che occorre iniziare per recuperare quella preminenza del bene comune che sembra essersi smarrita nei corridoi dei palazzi romani. In questo quadro, l’intelligenza, il talento, il merito e la cultura sono i pilastri su cui fondarsi per recuperare «un’Italia bella», il cui spirito, per il 60% degli intervistati, è ancora forte.

«Sorprende - dice Giulio De Rita che ha condotto l’indagine - che al termine di un anno difficile come il 2011 alla domanda “quanto è grande la tua fiducia nel futuro?”, il 25,5% risponda “molto” e il 36,9% “abbastanza”. Gli italiani, insomma, non si rassegnano alla tristezza imposta da una certa lettura della realtà». E quanto valga la cultura agli occhi dei nostri concittadini, si evince dalla risposta al quesito «su che cosa punterebbe se fosse il presidente del Consiglio?». Sulla cultura per il 32%, poi sull’industria (27%), l’agricoltura (20%) e i servizi (19%). Se si considera che l’ultimo governo Berlusconi aveva tagliato di due terzi i finanziamenti alla cultura, «si capisce bene - osserva Giulio De Rita - quanto fosse divergente la sensibilità tra governanti e governati».

«Credo che in Italia - commenta Marilena Ferrari, presidente della Fondazione – sia vivo un altrettanto straordinario patrimonio di umanità, di forza interiore, creatività, di belle persone a cui dobbiamo dare riconoscimento, spazio e voce, se veramente vogliamo che i “numeri” tornino per davvero».

La rivoluzione egiziana raccontata in graffiti [foto] - Wired.it
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Questa settimana l’ Egitto celebra il primo anniversario della rivolta che l’11 febbraio 2011 ha portato alle dimissioni dell’ex presidente Hosni Mubarak. Con un appello lanciato sul Web, Ganzeer, al secolo Mohamed Fahmy, illustratore e grafico del Cairo finito nel mirino dello Scaf (acronimo inglese per il Consiglio Supremo delle Forze Armate che governa la transizione in Egitto) per il poster della Mask of Freedom, ha lanciato dal suo blog il Mad Graffiti Week Everywhere.

È la maratona di graffiti pazzi con cui invita artisti locali (e internazionali) a riempire i muri delle loro città con slogan e disegni in solidarietà con i giovani egiziani in lotta per un futuro migliore. L’arte sui muri in Egitto (ma anche in Tunisia e in Libia) è diventato un social network fisico, il codice dei ribelli che hanno scelto la strada, dove il dissenso si è manifestato per la prima volta, per ricordarci che la rivoluzione nel loro paese continua. Ci sono una mappa dei graffiti nella capitale compilata da Ganzeer e un blog dal titolo Suzee in the City , devoto proprio alla nuova scena della street art in Egitto.

In questa galleria di immagini, un anno di storia dei graffiti al Cairo. I maestri di questo nuovo movimento si chiamano Keizer, El Teneen (il dragone), Ganzeer, Hend Kheera, Hany Khaled e Sad Panda.

Google, cambia la privacy - Wired.it
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Una al posto di sessanta. Il cambio delle politiche sulla privacy di Google è in primo luogo nel numero. A partire dal prossimo primo marzo, infatti, BigG sostituirà la sessantina di diverse norme sulla privacy dei propri - e molto diversi tra loro - servizi, con un’unica disposizione (tranne che per prodotti speciali come Google Chrome e Google Books). One policy, one Google experience è il motto del cambio di rotta. Una trasformazione necessaria per semplificare la vita dei propri utenti, e per mettere in chiaro quali informazioni Moutain View peschi da Gmail, YouTube, Google+ & Co e in che modo li utilizzi.

Ma il cambio, oltre che nel numero, è soprattutto concettuale, come spiega sul suo blog Alma Whitten, direttore della privacy di Google: “Il principale cambiamento è per gli utenti di Google Accounts. Le nostre nuove politiche sulla privacy mettono in chiaro che, se sei loggato, noi possiamo combinare le informazioni che tu hai fornito da uno dei nostri servizi con quelle provenienti da altri. In pratica ti tratteremo come un unico utente attraverso tutti i nostri prodotti, il che significa vivere un’esperienza più semplice e più intuitiva su Google”.

E questo significa che anche i contenuti restituiti dal motore di ricerca potrebbero cambiare, e andare persino oltre la trasformazione semantica annunciata da Google e le ricerche social. Diventando, decisamente, più personali. Come? Per esempio una ricerca su Google potrebbe tener conto di quello che abbiamo detto e fatto anche su YouTube, Gmail e Google Plus. Oppure, come spiega ancora Alma Whitten, Google potrebbe suggerire la forma ortograficamente corretta di quello che stiamo cercando sul web, basandosi sulle nostre ricerche precedenti, con l’idea che forse quelle cose le abbiamo già cercate in passato. Ma potrebbe accadere anche che, sbirciando tra il nostro calendario, mappando la nostra posizione e considerando le condizioni del traffico, Google ci ricordi che siamo in ritardo per un appuntamento.

Ma una volta messo in chiaro quello che Google farà nel prossimo futuro, BigG chiarisce anche la sua politica in materia di privacy. In realtà nulla cambia al riguardo, come riportano le Faq sulle Norme sulla privacy e dei nuovi Termini di servizio di Google. I dati personali immagazzinati sui servizi usati dagli utenti non usciranno in alcun modo da Google (tranne alcune eccezioni, qui elencate). Lontano insomma dai tempi in cui furono, inavvertitamente, resi pubblici gli indirizzi mail degli utenti di Google attraverso Buzz, come ricorda la Bbc.

Eppure, per qualcuno, il cambiamento non è così sottile e così soft. Per esempio, come scrive Gizmodo, forse mescolare tutte le informazioni lasciate dagli utenti di Google sui diversi servizi potrebbe servire solo a rendere gli annunci (pubblicità) consigliati molto più mirati.

Ma anche a far sembrare molto meno anonime le nostre ricerche e meno privata la nostra identità, come fa notare Wired.com citando al riguardo le nuove norme di Google, dove è scritto: “ Potremmo utilizzare il nome specificato dall’utente per il suo profilo Google in tutti i servizi offerti che richiedono un account Google. Potremmo, inoltre, sostituire nomi associati in precedenza all’account Google in modo da rappresentare in modo uniforme l’utente su tutti i nostri servizi. Qualora altri utenti conoscessero già l’indirizzo email di un utente o altre informazioni che lo identificano, potremmo mostrare loro le informazioni del profilo Google dell’utente visibili pubblicamente, ad esempio nome e foto”.

Timeline di Facebook: stavolta arriva per tutti - Wired.it
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DAILY WIRED NEWS INTERNET
Timeline di Facebook: stavolta arriva per tutti
Non si può più scappare: entro qualche settimana, il passaggio al diario sarà automatico. E si hanno solo sette giorni per controllare tutto. Ma niente panico: ecco qualche consiglio
25 gennaio 2012 di Philip Di Salvo
Facebook non ha mai comunicato una data ufficiale per il lancio globale del suo diario. Un po’ alla volta è apparsa sui profili di qualcuno dei vostri amici, ma ancora non tutti l’hanno attivata. Un recente aggiornamento di un post sul blog ufficiale di Facebook lascia ora pochi dubbi: l’ora della Timeline è arrivata e il diario della vita digitale conquisterà tutti i profili del social network. Anche questa volta Zuckerberg e soci non hanno dato una deadline precisa: “Nelle prossime settimane tutti avranno la Timeline”, ha postato Paul McDonald, ingegnere di Facebook – ma il conto alla rovescia sembra essere stato inserito. Pronti o meno, avrete la Timeline.

Come anticipato, vi saranno dati 7 giorni per fare pulizia tra i contenuti condivisi prima che il diario diventi pubblico. Questa possibilità di limbo era già stata offerta, anche se senza timer, agli utenti che avevano attivato spontaneamente il nuovo profilo: prima fai ordine e poi condividi. Da quando riceverete la notifica dell’imminente passaggio alla Timeline del vostro account avrete una settimana di tempo per censurare le vostre foto del liceo o qualsiasi altra cosa non vogliate torni in superficie; questo perché rispetto al precedente profilo, il diario raccoglierà i contenuti che avete condiviso in ordine cronologico, rendendo recuperabile anche ciò che speravate perso nell’oblio.

Non c’è molto di cui preoccuparsi, però. Dopo il primo impatto, ci si abitua facilmente anche al nuovo profilo e le funzioni aggiuntive si fanno apprezzare. Se siete in ansia per la vostra riservatezza, ci sono alcuni piccoli accorgimenti per sistemare le cose: la privacy è monitorabile, si possono aggiungere – o togliere, ovviamente – degli eventi alla cronologia, si può mettere una bella foto di sfondo per personalizzare il look della Timeline e potete persino decidere chi vedrà cosa. Certo, poi non si può più tornare indietro, ma la Timeline-ageddon non sarà niente di così drammatico. Anche perché ci siamo lamentati di qualsiasi innovazione imposta da Zuckerberg, ma ci siamo sempre abitutati. O fuggirete tutti su Google+?

Concordia: quali materiali stanno inquinando il Giglio? - Wired.it
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DAILY WIRED NEWS AMBIENTE
Concordia: quali materiali stanno inquinando il Giglio?
Non si tratta solo di carburante: anche solventi, pitture e soprattutto detersivi mettono a rischio l’ecosistema dell’isola
25 gennaio 2012 di Valentina Arcovio
Per chi pensa che il carburante stivato nei serbatoi della Costa Concordia rappresenti l’unica minaccia alle splendide acque dell’ Isola del Giglio, si sbaglia di grosso. A dimostrarlo sono i primi test realizzati dal battello Poseidon dell’ Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpat) della Toscana. I risultati, infatti, non indicano la presenza massiccia di idrocarburi, come olio e gasolio, ma concentrazioni non irrilevanti di tensioattivi, composti organi che si trovano nei detersivi, intorno all’area dove la nave è naufragata.

Si parla di 2-3 milligrammi per litro che bastano a mettere sullo stesso livello di inquinamento le acque, una volta pure, dell’Isola del Giglio e quelle delle aree industriali vicino al mare. Dove infatti una volta non c’era nessuna traccia di queste sostanze, ora il mare che ospita la Costa Concordia, è diventato simile a Marghera.

I tensioattivi, in particolare, sono stati rilevati attorno alla nave: a prua, a poppa e lungo le due fiancate. Gli stessi armatori della Costa parlano di “alcune centinaia di chili” di detersivi. Praticamente tutti quelli che si trovavano nelle bottiglie non sigillate prima dell’incidente. Questo significa che tali concentrazioni, che fanno già paura, potebbero moltiplicarsi per via dei prodotti sigillati che rischiano di rompersi e disperdersi nel mare.

Che la nave è un concentrato di veleni ce lo conferma anche Marco Marcelli, professore di Oceanografia biologica e Oceanografia applicata all’Università della Tuscia. “Più tempo il relitto rimarrà immerso nel mare più rischi di inquinamento si corrono”, sottolinea. “Il carburante è solo una delle sostanze tossiche che la nave può rilasciare. Devono infatti essere considerate - continua l’esperto - anche gli inquinanti che la nave ha a bordo. Gli stessi mobili, ad esempio, possono liberare sostanze tossiche per l’ambiente se stanno per troppo tempo in acqua”.

In effetti nei primi otto giorni di controllo al Giglio è già stata rilevata la presenza, seppur ancora a livelli ancora bassi, di solventi e pitture. “Gli effetti - spiega Marcelli - possono essere devastanti perchè l’area è molto ricca di organismi preziosi: si va dalla Posidonia alla Pinna Nobilis. Tutte specie che potrebbero avere i giorni contati finchè la nave continuerà a rimanere arenata su quegli scogli”.

Gli esperti continueranno a monitorare l’area. Per un mese verranno effettuati altri due tipi di test: uno sui sedimenti marini e sulla flora e fauna ittica (in collaborazione con l’ Ispra), l’altro controllerà eventuali contaminazioni del mare nelle aree limitrofe all’isola grazie all’aiuto di stazioni fisse di controllo posizionate all’Argentario, all’Isola d’Elba e al Parco dell’Uccellina. “La situazione deve essere tenuta costantemente sotto controllo e monitorata”, ha confermato Alessandro Franchi, dirigente dell’Arpat.

(Credit per la foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images)

Filosofia perenne - Europa
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«Gesù Cristo è il solo mediatore, ma egli non è monopolio dei cristiani: egli è di fatto presente ed operante in ogni religione autentica»: sono parole del grande teologo spagnolo, da poco scomparso, Raimundo Panikkar che possono riassumere il senso di una splendida collana editoriale, intitolata “Tradizione e traduzione”, promossa da Eduardo Ciampi per le Edizioni Terre Sommerse di Roma.
Si tratta della riproposta di quel pensiero antico, ma sempre attuale, che nel 1540 in un libro del bibliotecario del Vaticano, Agostino Steuco, venne definito filosofia perenne. Nel Novecento il più insigne esponente di tale corrente è stato il francese René Guénon (1886-1951), seguito poi da una larga schiera di seguaci e continuatori, il più importante dei quali è stato lo svizzero Fritjof Schuon, autore nel 1948 della fortunata opera Unità trascendente delle religioni, e della quale lo scrittore Eliot si proclamò entusiasta.
Il primo volume della collana che segnaliamo, dal titolo Gli esegeti della tradizione, è interamente dedicato al profilo, mediante passi antologici delle loro opere, degli studiosi sia “capi storici” (appunto Guénon e Schuon, oltre a Coomaraswamy) che “epigoni”, “nuove leve” ed “esperienze parallele” (come li definisce Ciampi in altrettanti parti del volume), fornendo così la più accurata documentazione oggi disponibile nel nostro paese. Gli altri tre volumi delle collana fin qui usciti sono altrettante perle che approfondiscono diversi temi (cristianesimo, ecologia, mariologia) alla luce della filosofia perenne.
Invito alla tradizione cristiana contiene fra l’altro uno straordinario ed insolito testo di Jean Hani che compara il Rosario cristiano ad altrettante forme di incantazione mistica di altre tradizioni religiose, mentre Antropo- ecologia si segnala per l’attenzione alle dimensioni spirituali e religiose della crisi ambientale. Un cenno speciale merita altresì l’ultimo volume uscito, dal titolo L’altra Mariologia. Come scrive lucidamente Ciampi nella prefazione, il titolo non deve indurre ad una contrapposizione, ma piuttosto alla riscoperta di volto più nascosto, rispetto a quello devozionale più diffuso, della figura della Vergine Maria, in grado di accogliere spunti di esegesi interreligiosa. E non a caso anche qui è contenuto, nel saggio di chiusura, uno studio di Rama Coomaraswamy, figlio di Ananda, sul Rosario messo in relazione con la preghiera del cuore della tradizione ortodossa.
Antonello Colimberti

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Cacciari, il filosofo commenta scioperi e malessere sociale - Politica
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Il filosofo Massimo Cacciari è nato a Venezia e di Venezia è stato sindaco. Ha scritto oltre 40 libri, ha fondato diverse riviste di filosofia e ha fondato la Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele a Cesano Maderno, ne è stato Preside e tutt’ora lì insegna “Estetica e forme del fare”. Ha rilasciato una intervista nella quale gli è stato chiesto di commentare quanto sta accadendo in questo momento di grandi agitazione sociali.
Massimo Cacciari comincia dicendo: “È una serie infinita di proteste, ognuna con un proprio senso e una propria giustificazione, ma non si capisce in quale quadro d’insieme si collochino. Non si capisce chi governerà il Paese. Manca una direzione, una leadership, un ceto dirigente in generale, e non solo a livello politico”.
“Non credo ci sia nulla di paragonabile a un attacco politico concertato contro il governo Monti.”
“C’è un senso di disagio, insicurezza e precarietà che sta dilagando in tutte le categorie, anche in quelle più protette. Ma vedo anche una grande confusione sulle prospettive politiche generali. Questo è un Paese che ha bisogno di un governo e di una direzione politica, perché da ormai vent’anni non è governato. Tra lobbies che vedono minacciati i propri interessi e il 30 per cento dei giovani a spasso senza prospettive future, direi che le motivazioni per il dilagare di proteste avanzano. È già tanto che non si sia arrivati prima a questa crisi”.
“L’aspetto più pericoloso è che questo movimento metta in fibrillazione le forze politiche che sono le responsabili maggiori di questo disastro. Temendo perdite di consenso, i partiti potrebbero mettere in crisi il governo Monti pur di raccattare qualche voto. Ma le elezioni nel pieno della manovra potrebbero portare davvero al tracollo della situazione. Speriamo che Pd e Pdl ragionino e non si facciano sedurre dalle estreme, come è successo troppo spesso in passato. La protesta si aggraverà se le forze politiche perderanno definitivamente la trebisonda. La paura di non avere più i voti di farmacisti, tassisti, autotrasportatori, notai potrebbe spingere i politici a gridare come fanno Bossi o i Rifondaroli e a chiedere di andare a votare”.
Alla domanda: cosa farebbe se fosse il ministro dell’Interno? Il filosofo risponde: “Farei quello che i sindaci fanno in situazioni difficili, quando ci sono proteste politiche o sindacali. Sorveglierei senza interventi che possano drammatizzare la situazione. Essendo sicuro che dietro non ci sia un movimento politico-eversivo, non vedo la necessità di intervenire in modo pesante”.
Infine, si cheteranno le proteste “quando nascerà in Italia una forza politica che, certamente non accontentando tutti, darà a tutti l’idea che siamo governati, che c’è una classe dirigente, che c’è un progetto o un’idea”.